Progettazione, calcolo e verifica dei sistemi anticaduta (linea vita)

La sicurezza nei lavori in quota è un obbligo inderogabile normato dal D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza). L’articolo 105 definisce “lavoro in quota” qualsiasi attività che espone un lavoratore al rischio di caduta da un’altezza superiore a 2 metri rispetto a un piano stabile.

Una linea vita è un sistema di punti di ancoraggio ai quali l’operatore, in fase di lavorazioni in quota, può connettersi tramite opportuni DPI per proteggersi contro le cadute dall’alto. Questi sistemi sono Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) di terza categoria. Il loro scopo primario non è impedire la caduta (compito dei Dispositivi di Protezione Collettiva, come i parapetti), ma arrestarla in condizioni di sicurezza, minimizzando i danni all’operatore.

Gli obiettivi di un sistema di arresto caduta sono:

  1. arrestare la caduta nel minor tempo e spazio possibile.
  2. limitare la forza d’arresto trasmessa al corpo dell’operatore a valori non lesivi (inferiori a 6 kN).
  3. mantenere l’operatore sospeso in posizione eretta dopo la caduta, in attesa dei soccorsi.

Un sistema anticaduta si compone sempre di tre elementi fondamentali:

  • un ancoraggio affidabile (il sistema di linea vita stesso, fissato alla struttura).
  • un’imbracatura completa indossata dall’operatore (UNI EN 361).
  • un sottosistema di collegamento tra i due (cordino con assorbitore di energia, dispositivo retrattile, etc.).

Normative di riferimento

La progettazione deve tenere conto di un complesso quadro normativo nazionale ed europeo:

  • D.Lgs. 81/2008: Testo Unico sulla Sicurezza, che stabilisce gli obblighi generali.
  • Legislazioni Regionali: molte regioni, come le Marche (L.R. 7/2014), hanno emanato normative specifiche che rendono obbligatoria l’installazione di sistemi di ancoraggio permanenti sulle coperture di nuovi edifici e in caso di ristrutturazioni.
  • UNI 11560:2022: norma guida per l’individuazione, la configurazione, l’installazione, l’uso e la manutenzione dei sistemi di ancoraggio permanenti.
  • UNI EN 795:2012: specifica i requisiti per i dispositivi di ancoraggio.
  • UNI 11578:2015: specifica i requisiti per i dispositivi di ancoraggio destinati all’installazione permanente.
  • UNI CEN/TS 16415: raccomandazioni per dispositivi di ancoraggio destinati all’uso da parte di più persone contemporaneamente.

Classificazione dei dispositivi di ancoraggio (UNI EN 795:2012)

I dispositivi di ancoraggio sono classificati in diverse tipologie in base alla loro struttura e utilizzo:

  • Tipo A – Ancoraggi puntuali fissi: progettati per essere fissati permanentemente a una struttura. Si suddividono in:
    • A1: per superfici verticali, orizzontali e inclinate (pareti, solai, travi).
    • A2: specifici per essere fissati su coperture inclinate.
  • Tipo B – Ancoraggi provvisori portatili: dispositivi temporanei che possono essere rimossi e riposizionati, come treppiedi o fasce di ancoraggio.
  • Tipo C – Linee di ancoraggio flessibili orizzontali (“Linee Vita”): utilizzano un cavo metallico teso tra due o più ancoraggi di tipo A. Permettono all’operatore di muoversi lungo la linea tramite una navetta, ideali per coprire lunghe distanze.
  • Tipo D – Linee di ancoraggio rigide orizzontali: simili al tipo C, ma utilizzano una rotaia o un profilo rigido. Offrono minore flessione ma anche meno libertà di movimento laterale.
  • Tipo E – Ancoraggi a corpo morto: utilizzano il peso di una zavorra per creare un punto di ancoraggio su superfici piane dove non è possibile un fissaggio strutturale. La loro efficacia dipende dal calcolo del peso e dall’attrito con la superficie.

I ruoli nella progettazione

La progettazione di un sistema anticaduta coinvolge diverse figure professionali:

  • Progettista della ditta produttrice: certifica i componenti e fornisce i dati essenziali per il calcolo (sollecitazioni, freccia, deformazioni).
  • Progettista del sistema (progettista dell’opera, DL, etc.): progetta l’insieme del sistema, definendo layout, percorsi, modalità d’uso e redige l’Elaborato Tecnico della Copertura (ETC).
  • Progettista strutturale (verifica degli ancoraggi): partendo dai dati del produttore, verifica la struttura di supporto (cemento armato, legno, acciaio) e i sistemi di fissaggio, assicurando che siano in grado di sopportare le forze generate.
  • Coordinatore per la sicurezza (CSE): verifica la congruità del progetto e lo integra nel fascicolo dell’opera.

Concetti fondamentali di progettazione

Tipologie di protezione e caduta

La strategia di protezione segue una gerarchia di sicurezza:

  1. trattenuta (caduta totalmente prevenuta): la condizione ideale. Il sistema impedisce fisicamente all’operatore di raggiungere il bordo.
  2. arresto caduta: il sistema non impedisce la caduta ma è progettato per arrestarla in sicurezza.

Calcolo dello spazio libero di caduta (tirante d’aria)

Il “Tirante d’Aria” (TA) è il concetto più critico: è lo spazio verticale minimo, libero da ostacoli, necessario per arrestare la caduta in sicurezza.

È fondamentale distinguere tra:

  • distanza libera di caduta: la distanza effettiva disponibile sotto il punto di caduta prima di incontrare un ostacolo (es. il terreno, un balcone).
  • tirante d’aria: la distanza richiesta dal sistema per funzionare correttamente.

La condizione fondamentale da verificare è: tirante d’aria (TA) < distanza libera di caduta.

Fonte: dalla presentazione “Progettazione, Verifica e Calcolo dei Sistemi Anticaduta” (ordine degli ingegneri della provincia di Torino)

Il calcolo del Tirante d’Aria (TA) tiene conto dei seguenti elementi:

TA=FL+(LCDB)+LA+HA+HSTA=FL+(LC−DB)+LA+HA+HS

Dove:

  • FL (Freccia della Linea): l’abbassamento/deformazione del sistema di ancoraggio. È trascurabile per ancoraggi puntuali rigidi (Tipo A), mentre per le linee flessibili (Tipo C) è un dato significativo che deve essere fornito dal produttore.
  • LC (Lunghezza Cordino): la lunghezza del dispositivo di collegamento dell’operatore.
  • DB (Distanza dal Bordo): la distanza tra il punto di ancoraggio e il punto di possibile caduta (es. la grondaia).
  • LA (Allungamento Assorbitore): l’allungamento dell’assorbitore di energia. Per norma (UNI EN 355), si assume un valore cautelativo massimo di 1,75 m.
  • HA (Altezza Operatore): distanza convenzionale tra l’attacco dell’imbracatura e i piedi, pari a 1,50 m.
  • HS (Spazio di Sicurezza): margine di sicurezza residuo sotto i piedi, pari a 1,00 m.

Il termine (LC – DB) rappresenta la porzione di cordino che supera il bordo, innescando la caduta. Se LC≤DB, l’operatore lavora in trattenuta e la caduta è prevenuta.

L’effetto pendolo

L’effetto pendolo è l’oscillazione incontrollata che un operatore subisce se cade lontano dalla verticale del punto di ancoraggio. È un rischio gravissimo che può far urtare l’operatore contro ostacoli.

Come mitigarlo:

  • posizionare gli ancoraggi nella parte più alta della copertura e il più possibile centrati rispetto all’area di lavoro.
  • utilizzare ancoraggi di deviazione per ridurre l’angolo di lavoro.
  • limitare l’area di lavoro a un cono con un angolo massimo di 30° rispetto alla verticale dell’ancoraggio.

Dimensionamento e forze di calcolo per la verifica

Questa è la fase cruciale della progettazione strutturale. Le forze da utilizzare per la verifica dipendono dalla classe del dispositivo.

Forze di progetto per la verifica strutturale

La norma UNI EN 795 stabilisce i carichi di progetto, da considerarsi istantanei e dinamici.

Classe dispositivoDescrizioneForza di progetto per la verifica strutturale
Tipo A1 / A2Ancoraggi puntuali10 kN (per 1 persona)
Tipo BAncoraggi provvisori10 kN (salvo diversa indicazione)
Tipo CLinee flessibili (“linee vita”)Il doppio (2x) della forza massima trasmessa agli ancoraggi. Valore fornito dal produttore.
Tipo DLinee rigide (binari)10 kN per il primo utente + 1 kN per ogni utente aggiuntivo.
Tipo EAncoraggi a corpo mortoVerifica basata su peso e attrito.

Il principio fondamentale della UNI EN 795 – Appendice A.5

L’appendice A.5 della norma stabilisce che, in assenza di prove di carico, un ingegnere qualificato deve dimostrare tramite calcolo che la struttura di supporto può sopportare il doppio della forza massima prevista. Questo “doppio” è un coefficiente di sicurezza implicito sull’azione, da usare come carico statico equivalente per le verifiche agli Stati Limite.

Esempio pratico per una Linea di Tipo C:

  1. Il produttore indica una forza massima sull’ancoraggio di estremità di 8 kN.
  2. La forza da usare per la verifica strutturale sarà: Fverifica​=2×8kN=16kN.
  3. Questa forza di 16 kN viene applicata per verificare il fissaggio e il materiale di supporto (calcestruzzo, legno, etc.).

Procedura di verifica strutturale

  1. Ottenere i dati dal produttore: richiedere diagrammi di carico e deformazione.
  2. Determinare la forza di calcolo: applicare il fattore 2x.
  3. Scomporre le forze: riportare le forze (trazione e taglio) alla base di ancoraggio del dispositivo.
  4. Distribuire le forze sui fissaggi: utilizzare modelli di calcolo (es. meccanismo di Tepfers) per distribuire il carico sui singoli fissaggi.
  5. Eseguire le verifiche: verificare ogni componente (fissaggio, materiale di supporto) secondo le normative tecniche di settore (NTC 2018, Eurocodici).
  6. Compatibilità globale: verificare che l’intera struttura di supporto possa assorbire il carico.

In molte situazioni, specialmente su edifici esistenti con strutture precarie, la conclusione della verifica potrebbe essere che non è possibile installare un sistema anticaduta in sicurezza.

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2 Comments

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  1. volevo sapere se eseguite prove di laboratorio su dispositivi tipo A UNI EN795 secondo UNI 11578-2015