Cedimenti e danno negli edifici: evoluzione dei criteri di valutazione

Parte 01.

Le opere di ingegneria civile nel sottosuolo, come la realizzazione di gallerie o l’esecuzione di scavi profondi, modificano inevitabilmente lo stato tensionale e deformativo del terreno circostante. Queste modifiche si manifestano in superficie attraverso cedimenti che, sebbene spesso di piccola entità, possono interagire con le strutture esistenti e indurre stati di danno di varia gravità. Comprendere la relazione tra i cedimenti del terreno e il danno manifestato dagli edifici è fondamentale per la progettazione di nuove opere e per la salvaguardia del patrimonio edilizio esistente.

I primi criteri empirici: la distorsione angolare

I primi tentativi sistematici di correlare i cedimenti al danno si sono concentrati su un parametro puramente geometrico: la distorsione angolare.

Skempton e MacDonald (1956)

Il primo studio fondamentale in questo campo è quello di Skempton e MacDonald, che nel 1956 analizzarono i dati relativi a 98 edifici, di cui 40 avevano subito danni a causa dei cedimenti. La loro analisi ha rivelato una forte correlazione tra il danno osservato e la distorsione angolare, definita come il rapporto tra il cedimento differenziale δ tra due punti e la loro distanza l.

Fig. 1: Definizione di cedimento massimo (ρmax​), cedimento differenziale (Δ) e distorsione angolare massima (δ/l).
β=δl\beta = \frac{\delta}{l}

Le loro conclusioni, basate principalmente su strutture in muratura portante o con telaio in acciaio e tamponature in mattoni, furono le seguenti:

Distorsione angolare
inizio della fessurazione: il danno (tipicamente fessure) iniziava a manifestarsi per valori di distorsione angolare β > 1/300β > 1/300
danno strutturale: danni di rilevanza strutturale si verificavano per β > 1/150.β > 1/150
limite di progetto: sulla base di queste osservazioni, raccomandarono di adottare un valore limite di progetto conservativo di β < 1/500 per evitare l’insorgere di danni.β < 1/500

Un’osservazione cruciale è che questo criterio presuppone implicitamente che l’edificio si deformi prevalentemente a taglio, dove le fessure si manifestano lungo le diagonali a causa delle tensioni principali di trazione.

Bjerrum (1963)

Sulla scia del lavoro di Skempton e MacDonald, Bjerrum (1963) ha ulteriormente dettagliato la relazione tra distorsione angolare (δ/l) e livello di danno, fornendo una classificazione più granulare:

Livello di danneggiamento o problemaDistorsione angolare
(β=δ/l)
Difficoltà operative per macchinari sensibili ai cedimenti> 1/750
Danneggiamento di telai controventati> 1/600
Limite di sicurezza per evitare fessurazioni negli edifici< 1/500
Comparsa di fessure in pannelli e finiture> 1/300
Limite per la rotazione percepibile di edifici alti> 1/250
Danno strutturale a travi, pilastri e altri elementi portanti> 1/150

Questa tabella ha fornito per anni un riferimento pratico per i progettisti, pur ereditando i limiti dell’approccio basato sulla sola distorsione angolare.

Un nuovo paradigma: la deformazione critica di trazione

Negli anni ’70, Burland e Wroth misero in discussione l’approccio basato esclusivamente sulla distorsione angolare, evidenziandone diverse limitazioni:

  • il concetto di “danno” non era definito in modo oggettivo.
  • il modello assumeva implicitamente una deformazione a taglio, trascurando il contributo flessionale.
  • non si distingueva tra cedimenti a “sagging” (concavità verso l’alto) e “hogging” (concavità verso il basso), che sollecitano l’edificio in modo diverso.
  • i limiti proposti, nati come tentativi, erano diventati regole rigide.

Burland e Wroth (1974)

La loro intuizione fondamentale fu che la causa primaria del danno visibile (quindi formazione di fessure) non è un parametro geometrico, ma una proprietà fisica del materiale: la deformazione di trazione.

Attraverso prove sperimentali su pannelli di muratura soggetti a diverse condizioni di carico, osservarono che le fessure diventavano visibili in modo consistente quando la deformazione di trazione raggiungeva un valore specifico, che definirono deformazione critica (ϵcrit​).

ϵcritamp;0.075 %amp;750 μϵ\begin{align*} \epsilon_{crit} &amp; \approx 0.075\ \% \\ &amp; \approx 750 \ \mu\epsilon \end{align*}

Questo valore si dimostrò sorprendentemente indipendente dalla resistenza a trazione del materiale o dalla modalità di carico. È importante notare che ϵcrit​ rappresenta la soglia di visibilità della fessura, ed è significativamente maggiore della deformazione a cui il materiale (es. calcestruzzo o malta) raggiunge la sua rottura per trazione, che si attesta tipicamente tra 0.02 % e 0.04 %

Modellazione dell’edificio come trave equivalente 

Per applicare il concetto di deformazione critica alla pratica ingegneristica, Burland e Wroth proposero di assimilare l’edificio a una trave elastica di lunghezza L, altezza H, modulo elastico E e modulo di taglio G. Sebbene sia una semplificazione, questo modello permette di studiare come le deformazioni di flessione e di taglio contribuiscano a generare la deformazione critica. Un edificio soggetto a cedimento differenziale può deformarsi principalmente per: 

  • flessione: comporta la comparsa di fessure verticali nel lembo teso. 
  • tglio: causa fessure diagonali inclinate a 45°. 

Analizzando il comportamento di una trave soggetta a un cedimento imposto (modellato come un carico concentrato in mezzeria), è possibile correlare il rapporto di inflessione (Δ/L) alla deformazione critica, distinguendo tra il raggiungimento della deformazione critica per flessioneb,max) e per tagliod,max). La relazione dipende fortemente dal rapporto di snellezza (L/H) della trave.

Il grafico mostra che per edifici “tozzi” (basso L/H) il danno è governato dal taglio, mentre per edifici “snelli” (alto L/H) è la flessione a diventare critica.

Modello combinato e influenza dei parametri 

Un modello più realistico considera che la trave possieda sia rigidezza flessionale (E*I) che a taglio (G*A). In questo caso, per un carico concentrato in mezzeria, le equazioni che legano Δ/L alla deformazione massima a flessione (εb,max) e alla deformazione diagonale massima (εd,max) sono: 

ΔL=(L12 H+3 I2 γ L HEG)ϵb,max\frac{\Delta}{L} = \left( \frac{L}{12 \ H} + \frac{3 \ I}{2 \ \gamma \ L \ H} \frac{E}{G} \right) \epsilon_{b,max}
ΔL=(1+HL218 IGE)ϵd,max\frac{\Delta}{L} = \left( 1 + \frac{H L^2}{18 \ I} \frac{G}{E} \right) \epsilon_{d,max}

dove γ è un coefficiente che dipende dalla forma della sezione.

L’analisi di queste equazioni mostra che: 

  • la forma del carico (puntuale o distribuito) ha un’importanza secondaria. 
  • per un edificio con L/H > 1.3 (considerando un asse neutro alla base, più realistico per via di una fondazione rigida), il danno per flessione precede sempre quello per taglio
  • il rapporto E/G è cruciale: edifici con molte aperture, ovviamente, sono più flessibili a taglio (E/G alto) e tendono a rompersi prima per taglio, mentre edifici massicci sono più rigidi a taglio (E/G basso) e sono più sensibili alla flessione. 

La classificazione pratica del danno 

Il modello della deformazione critica fornisce una base fisica rigorosa, ma nella pratica è necessario anche un sistema per classificare il danno in modo qualitativo. 

Burland, Broms e De Mello (1977) 

Questi autori hanno introdotto una classificazione del danno tuttora ampiamente utilizzata, basata su tre categorie principali di impatto: 

  1. danno estetico: riguarda l’aspetto dell’immobile (es. microfessure). 
  2. danno funzionale: compromette l’utilizzo dell’edificio (es. malfunzionamento di porte/finestre, infiltrazioni, problemi agli impianti). 
  3. rischio per la sicurezza: minaccia la stabilità di parti o dell’intera struttura. Sulla base della gravità e della facilità di riparazione, hanno proposto una scala di danno a 6 livelli (da 0 a 5):
CategoriaGrado di dannoDescrizione del danno tipicoAmpiezza fessure [mm]
0TrascurabileFessure capillari, appena visibili.< 0.1
1Molto LieveFessure sottili facilmente mascherabili con la tinteggiatura.0.1 – 1
2LieveFessure facilmente riparabili con stuccatura. Visibili all’esterno.1 – 5
3ModeratoLe fessure richiedono interventi di “cuci e scuci”. Possibili problemi a porte e finestre.5 – 15
4SeveroRichiede riparazioni estese con sostituzione di parti murarie. Finestre e porte distorte. Pavimenti inclinati.15 – 25
5Molto severoRichiede importanti opere di ricostruzione parziale o totale. Rischio di instabilità.> 25

Conclusioni

L’approccio alla valutazione del danno da cedimenti si è evoluto significativamente.

Si è passati da un criterio puramente geometrico e indiretto, come la distorsione angolare di Skempton e MacDonald, a un criterio basato su una proprietà fisica fondamentale, la deformazione critica di trazione di Burland e Wroth. Quest’ultimo approccio, modellando l’edificio come una trave equivalente, permette di analizzare l’influenza di parametri chiave come la geometria dell’edificio (L/H) e le sue proprietà meccaniche (E/G), offrendo una comprensione molto più profonda dei meccanismi di danno.

Infine, il concetto di εcrit è stato ulteriormente raffinato, venendo interpretato non come una proprietà immutabile del materiale, ma come un parametro di funzionalità o deformazione limite di serviziolim). Questo valore può essere scelto dal progettista in base ai materiali specifici, alla tipologia costruttiva e al livello di performance richiesto, consentendo una valutazione del rischio più razionale e adattabile al singolo caso. 

La combinazione di questo approccio analitico con una classificazione pratica del danno fornisce agli ingegneri un set di strumenti completo per affrontare questa complessa problematica.

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